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Coronavirus e Qualità dell'Aria


Gli inglesi dicono che "Every Cloud has a silver lining" ed è proprio di nuvole che vorremmo discutere oggi, in particolare di quelle nuvole velenose e mefitiche che, complice lo stop forzato di molte attività produttive, stanno di fatto lentamente abbandonando i cieli del nord Italia. Immagini di questo tipo erano già state diffuse da diverse testate giornalistiche a proposito della Cina, i cui livelli di inquinamento atmosferico restano impareggiabili, ed ora lo stesso concetto è stato riciclato per il nostro paese: Il rosso diventa giallo, il giallo diventa azzurrino, l'azzurrino diventa blu e tutti siamo più felici. Certo, le immagini non possono fare a meno di far scaturire una riflessione sui nostri modelli di sviluppo e di comportamento individuale. Ma le immagini sono anche facilmente manipolabili e si può far dire loro molto più di quanto non dicano in realtà.


Servono i dati. E allora vediamoli questi dati, cominciando però dalla Cina. Ora, si dà il caso che proprio delle condizioni ambientali di Wuhan chi scrive abbia avuto esperienza concreta e spalmata in un periodo di almeno tre anni. L'indicatore da prendere in considerazione è principalmente l'AQI ossia l'Air Quality Index, indice che prende in considerazione una media ponderata di polveri sottili PM10, supersottili PM2.5, anidride solforosa ed altri agenti dannosi per l'ecosistema. I siti web che monitorano l'andamento dell'AQI sono diversi, per questo articolo si è consultato https://aqicn.org/city/wuhan e tanto per dare un'idea dell'importanza di questo indice, possiamo dire che le previsioni e la situazione dell'AQI sono parte dei notiziari radiotelevisivi e vengono consultate ogni giorno da milioni di cinesi assieme alle news meteo.

Nel 2015 non era per niente raro trovare un indice della qualità dell'aria assolutamente spaventoso di 822 come quello in questa foto. Da allora la situazione è andata migliorando gradualmente di pari passo con una tardiva e ancora inadeguata coscienza ecologica della supernazione. Tre anni dopo, la media AQI di una giornata qualunque di una qualunque settimana si era assestata intorno ad un quarto in quella che è stata chiamata da alcuni la China's Detroit. Ancora molto alta e potenzialmente pericolosa per i soggetti più deboli come bambini, anziani e immunodepressi. Nella giornata di oggi 15 marzo a quasi due mesi dallo shutdown di Wuhan e dall'inizio della quarantena, l'AQI della megalopoli è assestato su 83. La flessione è netta sebbene il livello di rischio venga dal sito stesso definito moderato.


In Italia un monitoraggio consistente e continuato dell'AQI non è stato disponibile fino a tempi recentissimi ma è chiaro fin da una prima rapida occhiata alla mappa dinamica quanto migliore sia la situazione in Europa rispetto ad altre aree del globo. L'impressione è che il miglioramento in seguito allo stop di traffico e attività produttive in pianura Padana sia reale ma nemmeno paragonabile a quello dei grandi centri dell'estremo oriente. Schivenoglia in Lombardia segna il picco di 114 per la giornata di oggi ma il decremento è meno deciso se confrontato con gli indici di poche settimane fa.


E qui è dove dovrebbero cominciare le considerazioni paternalistiche e vagamente new age su quanto sia importante rispettare il proprio ambiente se non vogliamo che ci si rivolti contro cercando di spazzarci via. Probabilmente i lettori di queste pagine sono gli ultimi ad aver bisogno di un simile pippone, quindi mi asterrò dal farlo.


Si auspica ovviamente che questi aspetti positivi di una vicenda altrimenti tragica come quella del coronavirus non vengano vanificati in un battito di ciglia con il riprendere delle attività ordinarie e che si possa tornare quanto prima a scorrazzare per i colli respirando a pieni polmoni.



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